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RICERCA FRA I LIBRI
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Autori: |
Nicola Mazzoni
Lev Tolstoj
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Data:
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Aprile 2009 |
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Genere:
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Filosofia politica |
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Descrizione:
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CON GESÙ, CONTRO LO STATO
L'anarchico iracondo e il pio cristiano costituiscono due figure agli antipodi sul palco del teatro della vita. Eppure Nietzsche, che disprezzava entrambi, a ragione aveva evidenziato – da acutissimo osservatore – i profondi legami che apparentano anarchismo e cristianesimo: l'accantonamento dell'istante del presente a vantaggio di un futuro luminoso (in realtà inesistente), lo spirito di sacrificio, l'imperativo etico "dentro di sé", l'ideale astratto di giustizia, l'annullamento dell'individuo a beneficio del gregge: per il filosofo dell'eterno ritorno questi elementi comuni affratellano anarchismo e cristianesimo in un'unica spirale di perversione, costituendo la manifestazione più chiara della decadenza dell'Occidente.
E considerando il nostro interesse quasi morboso per le perversioni, abbiamo pensato di raccogliere in un unico volume le riflessioni politico-filosofiche di Lev Tolstoj, che istituiscono una rara e bizzarra fusione di teorie a prima vista contrapposte, a detta di Nietzsche segretamente gemelle. Ecco a voi quindi gli scritti anarcocristiani del grande russo, selezionati da Nicola Mazzoni (questo ragazzo è da tenere d'occhio...).
Antimilitarismo, pacifismo, rifiuto di ogni forma di tassazione, lotta alla proprietà privata, critica delle istituzioni, amore incondizionato per il prossimo, ritorno alla terra. Per Tolstoj, obiettivamente, queste non sono parole d'ordine per un futuro a venire, ma pensieri messi immediatamente in pratica. Certo, l'amore per il prossimo è pericoloso, forse inutile e quasi sicuramente dannoso. Ma ormai, ne è rimasto così poco al mondo...
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Pagine:
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112 |
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Formato:
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13x14 |
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Prezzo:
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EURO 10,00 |
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Un estratto:
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Prefazione
Dei 91 tomi dell'opera omnia di Tolstoj più della metà è composta dalla letteratura saggistica scritta dai 50 anni in poi. Scritti di cui noi oggi possiamo leggere poco o nulla. Tolstoj da vivo non si poteva zittire facilmente, stimato e conosciuto dal popolo come dagli intellettuali di tutto il mondo, una statura morale e una fama ineguagliabili. Questi saggi, pur censurati in patria, conobbero una straordinaria diffusione nel resto del mondo, le lettere aperte dell'autore venivano pubblicate in prima pagina sui quotidiani, si formarono comunità non violente sotto l'influsso del suo pensiero con obiezioni di coscienza di massa, lo stesso Ghandi venne convertito alla non-violenza da un saggio di Tolstoj. I sovietici usarono mezzi durissimi, fucilando centinaia di "tolstojani", ma ogni tentativo di imbavagliare e screditare il suo messaggio non fece che accrescerne la popolarità in patria e all'estero.
Alla morte dell'autore, si cercò di seppellire il pensiero con lui, una volta per sempre. Non si può certo dire che il tentativo sia fallito visto che mentre le nostre librerie abbondano di "Anna Karenina" e "Guerra e Pace" (che Tolstoj considerava "sciocchezze") buona parte della letteratura saggistica non è più stata stampata dai primi del '900, salvo sporadiche iniziative di piccole case editrici con diffusione ridotta. Ma perché zittire un uomo che parla di amore, fratellanza, non violenza, pace e rispetto della natura?
Secondo Tolstoj i comunisti con le loro teorie aizzano l'odio tra le classi fomentando violenza, insoddisfazione e materialismo ateo; i capitalisti creano un'etica a senso unico incentrata sul Dio denaro che non si fa scrupolo di distruggere la natura e l'uomo; la Chiesa ha tradito il messaggio rivoluzionario di Cristo per dormire sui morbidi cuscini del potere; artisti e intellettuali puntano solo alla loro vanagloria sollazzando i ricchi borghesi annoiati, lo Stato coercitivamente dissangua il popolo per i fini personali di una casta di politici servendosi della burocrazia e di un apparato disumano; la cosiddetta società civile rimane succube e accomodante. Non viene risparmiato nessuno e, di conseguenza, nessuno ha interesse a ricordarsi di testi come "Il giusto mezzo", "Il regno di Dio è in voi", "Le due vie" e centinaia di altri.
Al termine di questa distruzione, lungi da un intellettualismo sterile e inconcludente Tolstoj punta tutto sull'uomo. Il mondo non si migliora con lo sviluppo della tecnica, con i referendum, i partiti, le scuole, gli scioperi, la violenza della rivoluzione; il mondo si migliora fattivamente migliorando se stessi; come? seguendo la voce della propria coscienza che è il "Regno di Dio", tornando a una vita sobria legata alla terra, allontanandosi da sprechi e bisogni indotti, amandosi l'un l'altro, non collaborando con lo Stato boicottando tutti i suoi servizi, allontanandosi da partiti e chiese che puntano a dividere gli uomini più che a unirli, tornando al pensiero fondante di Cristo e alla sua "verità che rende liberi". Tolstoj allontana così la violenza dalla propria vita, diventa vegetariano, lascia tutti i suoi averi ai figli vent'anni prima della sua morte, coltiva la terra, confeziona i propri semplicissimi abiti e suddivide equamente la propria giornata in lavoro manuale e intellettuale.
Bisogna riconoscere che la passione e l'afflato profetico rendono i saggi spesso prolissi e ripetitivi; le lunghe divagazioni sulla situazione russa di quegli anni oggi risultano inefficaci per trasmettere il suo pensiero e sono più da ostacolo che da stimolo al lettore; se a questo aggiungiamo la già citata difficilissima reperibilità di queste opere si può capire perché, oggi, a quasi cento anni dalla morte dell'autore, mi sono permesso di strappare alcune frasi tra migliaia di pagine cercando di mantenere intatta la sostanza, la forza e l'attualità del suo pensiero.
Nicola Mazzoni
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