L'universo dell'antipolitica
Per apprezzare un'arte consapevolmente "antipolitica" non dobbiamo attendere la musica punk. L'intento viene espresso con chiarezza già nella versione cartacea della rivista teatrale "Cosmos" (Milano, 1886), scritta integralmente da Ulisse Barbieri: "antipolitica-niente letteraria". È una meravigliosa anticipazione della dilatazione sensoriale volta al superamento della "sfera politica", del dibattito irto di tranelli e cunicoli che fanno solo perdere tempo. Antiaccademismo, psichedelia ottocentesca, satira per analfabeti, ecco la prova della nascita, in ambito sovversivo, di una creatura fertile e dalle prospettive potenzialmente illimitate per gli amanti della vita. Come sappiamo, tali preziose aperture, nella seconda metà dell'800, vennero soffocate dall'allargarsi della "macchia ideologica": ideologia di volta in volta "anarchica", "socialista", "nazionalista", "perbenista-reazionaria", "cristiana", ecc. Ma niente è mai perduto per sempre, e le intuizioni del grande Barbieri tornano davvero utili.
Parallelamente, il progetto "Cosmos" si caratterizza quale precoce critica al processo di globalizzazione, come indicato dal nome stesso della rivista. Potenza del sistema dell'informazione, potere del denaro e della finanza, colonialismo mentale, rete mondiale del capitalismo, il mago ciarlatano sul palco del teatro di Ulisse Barbieri getta nel pentolone nuovi strumenti di condizionamento, meno triviali del cannone, degni comunque anche oggi della nostra risata.
Max Adler