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Autore: Ulisse Barbieri
Data: 2008
Genere: Poesia
Descrizione:
Vi fu un tempo - pur breve – durante il quale il nazionalismo, unito agli ideali repubblicani, avvicinò a sé le energie più calde ed estrose. Animi nobili e senza compromessi credettero nel futuro di un Paese da unire e da difendere. A questo fine si combatté, si scrisse, si uccise e si morì. Com'è noto, tale illusione sparì ben presto, e si lasciò dietro notevoli tracce di ambiguità, anche artistica. Così pure il giovane Ulisse Barbieri, appena uscito da quattro anni di carcere austriaco, pubblicò nel 1862 un breve poema pre-scapigliato, pre-punk, sghembo, iroso, scapestrato e violento. E con chi se la prese Barbieri? Con gli italiani ovviamente, invece che con gli austriaci. Perché gli italiani non amavano l'Italia, erano infidi, ipocriti, sventolavano il tricolore ma si mostravano pronti a patteggiare col nemico e con la monarchia. Perché non avevano forza, né coraggio. Barbieri, acceso patriota, detestava gli italiani.
E oggi, quando la patria, la lingua, la monarchia, la repubblica, la religione, l'economia non sono più nulla, oggi rimane la letteratura, la gioia di leggere un poemetto di cultura alternativa di metà Ottocento, versi cattivi come il fiele senza sbocco di un poeta ubriaco che canta l'inno nazionale mentre in un'osteria fa a pugni coi suoi compatrioti.
Pagine: 50
Formato: 13x14
Prezzo: EURO 6,50
Un estratto:
Veggo una turba di mortali serpi
Impudenti mescere i loro aspetti
Alla gioja comune e forse ancora
Di patria balbettar con ostentata
Goffa millanteria l'ignoto nome.
Italia!... Italia!... e perché mai veleno
Il suol non ha che pasca la lor sozza
Egoistica rabbia? ed è tua prole!...
Ed è Ausonio il terren che preme questa
Infamata genia, bastarda feccia?...
Essa che mentre i tuoi gagliardi Eroi
Offron la vita sui redenti campi,
E sorridendo ancor cadono invitti,
Vegeta no, ma parassito germe,
Immemore di quel che le s'addice,
Giuoca, scherza, passeggia, sprezza e ride,
Ed orgogliosa di nessuna dote
Accerchiata, onorata, pur si vede
Lieta sfoggiar negli agognati crocchi
Ove con essa muor la libertade,
E mentre che il singulto del fratello
Vaga per l'aere ad altro ardir fomento,
Intrecciata di fior vile corona
Scivola il piè nell'addobbate sale,
E la donna e il donzello insieme stretti
S'ingolfan nella ridda, e fra carole
Neppur gli cale se la Patria oppressa
Alle grida dell'orgia unisce a tratti
Lamento estremo ed infamata nota
A color che il destino risserbava
Ai suoi fasti strumenti od a vergogna.
Scorre briosa questa turba ingrata
Pi?? cruda del German le tue contrade
Senza cor, senza affetti, o Patria, o Dio!...
Altra guida non ha fuorché il piacere,
Ignota ai dritti che subliman l'uomo;
Larghe la senti sciorinar parole
D'onor, di fè, di libertà e d'amore,
Il tutto criticar, di nulla conscia,
Pianger gli errori degli odierni giorni,
Mentre salda vi da mano assassina...
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