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Autore: Ulisse Barbieri
Data: 2006
Genere: Teatro (1885)
Descrizione:
Ulisse Barbieri (Mantova, 1841 - San Benedetto Po, 1899) è un drammaturgo, romanziere e poeta mantovano vicino alla cosiddetta "Scapigliatura lombarda", e i suoi lavori sommano influenze crepuscolari e romantiche, ardori socialisti e intenti divulgativi. Conosciutissimo all'epoca nell'ambito della letteratura popolare, in Italia costituisce un caso unico, che merita di essere riscoperto.
Ha prodotto centinaia di opere, fra cui numerose pièces teatrali, rappresentate nelle più importanti città d'Italia. Artista che ama provocare, Barbieri si caratterizza per una produzione a metà strada tra il grandguignol e gli influssi romantici da una parte, e una vicinanza al verismo dall'altra. L'autore mescola la sete di giustizia sociale con la necessità di commuovere o addirittura impressionare il pubblico.
Conobbe bene i disgraziati che raffigurò nelle sue opere, in quanto a sedici anni fu imprigionato dalla polizia austriaca per essere stato sorpreso ad affiggere a Mantova manifesti patriottici; condannato, scontò quattro anni di carcere. Ne riscopriamo oggi il valore artistico, e l'anticipo di efficaci forme di comunicazione contemporanea: troviamo in lui la leggerezza della letteratura, le radici del romanzo d'azione di periferia, le intuizioni para-cinematografiche, la magia di pianura, la creazione di mondi paralleli, e addirittura una costruzione quasi sperimentale delle frasi e delle situazioni che oggi sorprende. Mettendo alla berlina i politici nazionali (si veda la satira sui crack bancari) ed evidenziando le ingiustizie sociali Barbieri dovette fare i conti con carabinieri e tribunali. Nel 1886 (la data non è certa) decise di partire da San Benedetto Po per il Brasile, dove per alcuni anni rappresentò i suoi drammi nei teatri e nelle grandi aziende agricole. Cercava di convincere i ricchi proprietari terrieri a riservare un trattamento più umano a braccianti e contadini. Mise in scena i suoi lavori anche in Argentina. Tornò in Italia fiaccato nel corpo ma non nello spirito. Continuò a scrivere testi di grande interesse, ma ormai spirava un vento propizio al mediocre decadentismo dannunziano, ben diverso dal folclore psicogeografico che noi amiamo, con storie animate da vampiri, assassini e innocenti ragazze sedotte e abbandonate.
Morì a San Benedetto Po in estrema povertà. Al momento di spirare, recava ancora con sé la vecchia valigia, contenente il manoscritto della sua autobiografia: avrebbe dovuto intitolarsi Carceri e boheme, non è stata mai ritrovata, ma Nomade Psichico nutre la segreta speranza di scoprirla un giorno in un polveroso solaio.

Marco Boni


Negli anni che precedono la Rivoluzione francese, il Palazzo reale è animato da intrighi e popolato da personaggi inquietanti quali il Principe d'Artois, il dottor Guillotin e un veterinario di nome Marat, che a disprezzo del potere presenta le proprie dimissioni. Parte da questo incidente quasi insignificante il motore della rivoluzione, fra imperdibili dialoghi intrisi di cinismo, doppisensi, humor nero, amori segreti e sangue: la summa del "gotico" barbieriano.
Pagine: 124
Formato: 13 x 14 cm
Prezzo: EURO 10,00
Un estratto:
Dant. Come, come... dottor Guillotin!... siete filantropo e chiedete delle teste?...
Talma. Eh! infatti... mi pare...
Guill. Fui soltanto avversato un po'...
Talma. Lo credo io!
Dant. E da chi?
Guill. Oh! Da un grande ingegno! Molto strano, però, e molto testardo. Egli crede all'anima!... Anzi, in un suo libro scientifico-filosofico, ne mette la sede nel cervello, mentre mette la vita nel cuore. Due questioni discutibili dal lato della scienza, rispettabili però, benché Niuton vi si opponga recisamente. Ma ognuno ha le sue idee. Posso però assicurarvi che si è interessato moltissimo pel mio progetto, e che l'ha trovato stupendo... (azione di Talma) dal lato umanitario.
Talma. Ah! Lo trova umanitario!...
Guill. Dal mio punto di vista, certamente!
Talma. Caro dottore di punti di vista, in fatto di teste, io non ne vedrei che uno...
Guill. E quale?
Talma. Quello di lasciarle al loro posto.
Guill. (animandosi) E le sposto io forse?
Dant. Scommetto che nel suo zelo umanitario... egli crede quasi d'accomodarle.
Guill. (riscaldandosi sempre più) Signori, prego... ma chiedendo quella di un reo qualunque, di uno già colpito dalla legge, in che lo pregiudico io? In nulla, anzi io non faccio che semplificare...
Talma. Il taglio?
Guill. Precisamente! Ed abolisco l'agonia.
Dant. (interrompendo) Scusate, dottore... ma voi parlate parmi, e vi riscaldate per qualcosa d'indiavolato che voi chiamate una semplificazione. Semplificazione finché vorrete, ma che noi non conosciamo, e non sapendo il perché della vostra strana domanda... ci pare...
Guill. Diamine... diamine! (prende posto in mezzo) Applicando fino ad oggi la pena capitale, che fa la Società? Sopprime essa forse soltanto il reo come si crede in diritto di poter fare? No, si vendica! Ed eccovi uscire creati da fantasie pervertite ed ammalate, mostri tenebrosi e spaventevoli: i roghi, gli aculei, le ruote, l'acqua bollente, il piombo fuso, lo strangolamento...
Talma. Brrr!
Dant. Dottore, dottore!
Guill. (colla massima dolcezza) Ebbene, ecco cosa invento io. (mentre tutti prestano attenzione, l'uscio del gabinetto da cui egli è uscito si apre e sulla soglia si presenta Marat che resta immobile ad ascoltarlo) Immaginate una piattaforma, una specie di teatrino, signor Talma...
Talma. Dovrebbe essere graziosissimo!
Guill. Potrebbe anche esserlo.
Talma. Grazie tante!
Guill. Vi si ascende per cinque o sei gradini, anche meno non importa...
Dant. Tanta strada abbreviata...
Talma. Giustissimo, dal momento che la si abbrevia del tutto...
Guill. Signori, se mi volete permettere...
Talma. Anzi... Siamo rimasti al teatrino.
Guill. Su questo teatrino, innalzo due colonne di legno, pratico una specie di gattajola, la cui parte superiore è mobile, e si abbassa sul collo del condannato. In alto, fra le scanellature delle colonne, sta una mannaja gravata da un enorme peso di piombo; scatta una molla, la mannaja scorre, il condannato non sente sul collo che una leggiera sensazione di freddo, crac! E tutto è finito. Che ve ne pare, eh?
Talma. Stupenda! Vien quasi voglia di provare!
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