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RICERCA FRA I LIBRI
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Autore: |
Marco Boni
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Genere:
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Saggio |
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Descrizione:
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Oggi noi tutti ci muoviamo su macerie: rottami di sogni, detriti politico-istituzionali, estinzione della cortesia. La luminosa promessa democratica - benessere e felicità - ha prima strangolato il Terzo Mondo (colonialismo, rapina umanitaria ecc), poi ha lentamente soffocato il centro del sistema. Dopo questa morte conclamata, le parvenze democratiche sono ancora in vita, ma sul palcoscenico è calato il disincanto più totale. Nessuno, ora, si fa più illusioni.
Può dunque essere utile rileggere i contenuti della polemica Bakunin-Mazzini, scoppiata a cavallo degli anni 1871 e 1872. Mazzini rappresentava allora perfettamente l'utopia democratica di massa: suffragio universale, parlamento probo, lavoro per tutti, fratellanza mondiale. Eppure su queste torri ancora solide dell'utopia progressista Bakunin già segnalava le piccole crepe che sarebbero diventate voragini, e già navigava sulle macerie future con la sua veloce slitta di intuizioni febbrili e frammentarie, di consapevolezza eccessiva della realtà.
Per decenni la polemica tra Bakunin e Marx ha offuscato l'interesse per lo scontro Bakunin-Mazzini. Adesso che la burocrazia comunista è implosa e ha trasferito i suoi maneggi nei consigli di amministrazione, possiamo scoprire l'importanza degli anni 1871 e 1872.
Forse anche Mike Bongiorno diventerà senatore a vita, ma qualcuno 135 anni fa aveva previsto tutto.
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Pagine:
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170 |
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Formato:
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13 x 14 cm |
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Prezzo:
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EURO 12,00 |
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Un estratto:
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Il russo giunge in Italia nel gennaio del 1864, dove frequenta gli ambienti democratici; inizialmente i rapporti con Mazzini sono cordiali, tanto che l'italiano procura a Bakunin alcune lettere di presentazione e lo aiuta a inserirsi negli ambienti democratici. Lo conferma una lettera di Mazzini a Giuseppe Dolfi: "Vi raccomando il nostro Bakunin, il cui nome è onorato dai democratici del mondo intero". Analogamente Bakunin in una sua lettera afferma che "grazie a Mazzini ebbi modo di avvicinare, sin dal primo giorno, degli uomini affabili e interessanti, appartenenti tutti, ciò si comprende, al partito democratico". Bakunin non si è avvicinato alle idee democratiche, però comprende che in quell'ambiente è possibile contattare persone desiderose di nuove esperienze: il russo ha già da tempo elaborato le sue convinzioni antireligiose e antistatali, ma utilizza in modo strumentale la simpatia di Mazzini nei suoi confronti. Il repubblicano sembra non avvedersi ancora delle reali intenzioni del rivoluzionario; ne conosce le azioni eroiche compiute nel bel mezzo delle rivolte, le tante sventure, e cerca di facilitarne l'arrivo in Italia dopo la leggendaria fuga dalla Siberia. I rapporti cordiali con Mazzini e i democratici non possono durare a lungo; al progetto di conciliazione in campo economico Bakunin oppone la rivoluzione sociale; all'idealismo religioso di Mazzini sostituisce il proprio pensiero ateo e anticlericale, che non tarda a fare breccia nelle giovani generazioni. Bakunin nega la centralità della questione istituzionale e politica, dichiarando al contrario la necessità della completa emancipazione economica del proletariato, la quale, come recitano gli statuti dell'Associazione internazionale dei lavoratori, deve provenire dal proletariato stesso; deride le illusioni di un lento miglioramento delle condizioni dei lavoratori, ottenuto magari grazie all'aiuto benevolo della classe abbiente. Il 26 gennaio 1864 Bakunin giunge a Firenze; qui fonda una società segreta composta da pochi elementi, la Fratellanza, denominata anche Alleanza della democrazia socialista. I dodici punti programmatici della Fratellanza, stampati clandestinamente nel 1865, mostrano la distanza abissale, la perfetta inconciliabilità che gi?† in questo periodo separa le teorie mazziniane da quelle di Bakunin.
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