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RICERCA FRA I LIBRI
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Autore: |
Ulisse Barbieri
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Data:
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2004 |
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Genere:
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Biografia romanzata (1873) |
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Descrizione:
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Un "classico" riletto da uno "scapigliato ribelle"; le fantasmagoriche opere del grande Ulisse Barbieri ci regalano anche questa sorpresa: in controtendenza rispetto a molti studi plautini dell'epoca e di oggi, l'opera di Plauto è analizzata da un altro autore di teatro popolare, distante nel tempo ma ugualmente geniale e irriverente. La spontaneità di analisi e di giudizio di uno "scapigliato" gettano una luce dalle nuove sfumature sulla grandezza di Plauto. L'autore mantovano quasi con affetto ne tratteggia gli inizi difficili e le disavventure: la partenza da Sarsina e l'arrivo nella grande Roma, insieme a un'improvvisata (e malconcia) compagnia di attori, le disgrazie economiche e la definitiva fortuna. Il desiderio di riscatto e l'anima creativa di Plauto sono descritti da vicino e fanno trasparire il lato umano dell'allora giovanissimo genio. La vita e l'opera del celebre drammaturgo diventano narrazione, e qui lo stile di Barbieri è inconfondibile, con la sua predilezione per le storie d'amore, i colpi di scena e la vicinanza alla vita dei più umili. Proponiamo questa e le altre ristampe di Ulisse Barbieri ai lettori desiderosi di riscoprire una letteratura popolare e libertaria, che forse deve essere ancora compresa in tutta la sua ricchezza visionaria.
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Pagine:
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100 |
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Formato:
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13 x 14 cm |
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Prezzo:
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EURO 8,00 |
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Un estratto:
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CAPITOL0 IX
Gli Spettatori
Le condizioni in cui gli spettacoli greci si portarono a Roma, offrono allo studioso ricercatore di quelle memorie storiche, un prezioso mezzo di paragone per misurare il diverso grado di coltura delle due nazioni, e ne risulta quindi maggiormente lodevole lo sforzo fatto da Plauto e da Nevio, che fu vero poeta per elevatezza d'animo e di concetti, per dare al teatro una forma possibilmente artistica.
La classe del popolaccio era in Roma una classe trascurata, eterogenea, e priva di ogni carattere dilicato.
Poco curandosi della fina condotta dei caratteri, la commedia si poteva svolgere senza ombra di verità; poteva camminare d'assurdo in assurdo, ed i suoi personaggi e le sue situazioni potevano essere esposte senza alcuna legge estetica, e colla norma del solo capriccio degli autori, mescolate e confuse come si mescola un mazzo di carte.
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