|
Descrizione:
|
Cos'è un haiku?
Con le persone meno curiose, o più timide, di solito me la cavo dando la definizione più semplice e scolastica del termine e cioè che "trattasi di un componimento poetico di origine giapponese composto di diciassette sillabe divise in tre versi e fortemente influenzato, come molta dell'arte proveniente dal Sol Levante, dalla cultura zen".
Questa Estetica che innalza il non finito, l'imperfetto, l'impermanente, a regola estetica, ha messo ordine nel caos delle mie idee; come un'illuminazione...
Le mie sculture, i miei quadri e anche le illustrazioni di questo volume, nascono cercando di rispettare le stesse regole che nei secoli passati hanno guidato le mani dei Maestri nell'istante in cui tracciavano sulla carta, di getto, senza ripensamenti, gli ideogrammi che andavano a formare gli onji (sillabe) degli haiku.
Il legno delle mie sculture diventa allora la mia carta, ruvida, grezza, povera, che lascio, spesso, volutamente non finita seguendo i dettami di due dei pilastri dell'estetica zen, lo yùgen (termine traducibile con "ciò che è misterioso"), e il wabi ("povertà" e, soprattutto, naturalezza), che, ormai, sono diventati i miei fidi "pennelli".
Ottengo così - quando va tutto bene! - una composizione aperta, rappresentante oggetti e soggetti semplici, naturali proprio come quelli evocati nelle poesie giapponesi.
Ovviamente quello da me composto è un haiku non proprio ortodosso essendo non verbale, ma ho la presunzione che ottenga sull'osservatore lo stesso effetto che i suoi "cugini" hanno con i lettori: se non proprio un'illuminazione, almeno un brivido...
Poco ortodossi del resto sono anche i miei haiku "scritti". Mai stato ortodosso, fin dai primi incontri con i protagonisti di questo particolare tipo di poesia le mie simpatie sono andate a quei maestri che riconoscevano le regole dell'haiku riservandosi però il diritto di infrangerle, magari superando la misura delle diciassette sillabe o trattando di argomenti non tradizionali, pur rimanendo fedeli allo spirito che permeava le poesie dei loro predecessori.
Poeti "ribelli": un paradosso molto romantico!
Cosa lega idealmente un mantovano agli antichi maestri giapponesi vissuti in un mondo e in un tempo talmente diverso dal nostro, da sembrare persino un altro pianeta?
Quelle stessa cosa che mi lega agli artefici, non lontani geograficamente come i giapponesi ma più "antichi" del Romanico: l'Estetica. Le forme pure dell'arte romanica, le forme pure dell'haiku. Sono sicuro che i maestri nipponici condividerebbero la passione che avevo da ragazzo per la Pieve del mio luogo nativo, Pegognaga, ma anche per le absidi così cariche di leggende della mia infanzia luzzarese. Rimanevo ore a guardarle fantasticando di cavalieri e tesori... Che sia iniziato tutto lì?
No: il senso estetico è, probabilmente, innato.
Carlo Moretti
|