|
Descrizione:
|
Bruciateli, annientateli, distruggeteli. L'istinto all'autonomia è stato trasformato in eresia, per essere meglio cancellato. Un Occidente completamente reificato. La distruzione della Francia del Sud nel tredicesimo secolo segna uno spartiacque. E quanto vale la percezione di un attimo d'amore? Non lo sappiamo, perché restano solo Ferro e sangue. Nel romanzo di Giovanni De Bona il viaggio dal Nord al Sud della Francia, compiuto dalla giovane Arlette e dal cavaliere d'Aubercourt, si trasforma in una sovrapposizione di momenti sfuggenti dedicati a una felicità possibile, subito prima che i due protagonisti si gettino nelle fauci degli inquisitori provenienti da Roma. Ma allora che Ferro e sangue siano, fermiamo quei bastardi. Poi riposeremo insieme fianco a fianco.
|
|
Un estratto:
|
Quante volte aveva pensato a questo, ogni giorno sul carro sotto la tenda, ogni sera prima di addormentasi sotto un albero, e ora, ora non riusciva a dire niente, lui la stava fissando seduto in fondo al tavolo, con uno sguardo imperioso; quella sorta di esaltazione che l'aveva pervasa poco prima si stava trasformando in un senso di prostrazione. Improvvisamente si sentì una bambina stupida, stupida e sbagliata, le spuntarono le lacrime agli occhi, un groppo in gola le impediva di parlare e in ogni caso non sarebbe riuscita a dire niente. Perché si trovava lì? Per aiutare suo padre? Per quanto stupida non lo era a tal punto, quindi quale poteva essere realmente il motivo della sua partenza?
Partire, andare via, lontano, oltre quei monti che le impedivano la vista da tutta la vita, prima dell'alba, come una ladra, senza salutare nessuno, neppure suo padre.
Le lacrime le rigavano il volto, non riusciva a fermarle, si sentiva avvilita e, se ne accorse con sconcerto, piuttosto ubriaca.
|