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Un estratto:
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SCENA I.
Carcere, un pagliericcio, porta grande nel mezzo, altra a sinistra, finestra a destra, un sedile di legno.
Giacomo solo seduto, indi il Carceriere.
GIACOMO.
(Si alza, fa alcuni passi con concitazione). Fra tre ore ! ... è un'eco lugubre del cuore che mi ripete queste parole ... fra tre ore ! ... (guarda dal balcone). Il sole sorgerà or ora bello della sua luce sfolgoreggiante ... l'allodola volteggierà negli spazj, il capinero gorgheggierà tra i verdi cespugli cantando alla luce il suo inno d'amore ! ... La madre sorridente terrà fisse le pupille in volto al bimbo e chiuderà attenta le cortine perchè la luce non gli sia molesta ... Col sorgere del sole tutti i cuori si apriranno alla gioja ... il mio, solo, forte, rigoglioso, palpitante, si spezzerà sotto la falce della morte ! ... Ma eppure ... io vivo ! ... io penso ... io opero ... ho una parola ! ... una voce ... un alito ... un moto; fra poco ... più nulla di tutto ciò ! ... Io ! ... che sarò io ? ... un informe ammasso d'ossa e di carne, su cui speculerà il coltello anatomico, spartendone sul nudo tavolazzo i brani sanguinolenti ! ... Dio mio ! ... ma è egli possibile tutto ciò ! ... oh sì, possibile ! ... perchè lo sarà ! ... ma, e perchè mi ribello io ? ... non ho ucciso ? ... La mia mano si è lordata di sangue ... è giusto dunque morire ... morire ! ... e sentire dietro a sè il sogghigno beffardo della folla ... la sua imprecazione ! ... senza una croce sul proprio sepolcro, perchè sulla fronte di Caino in nome di un Dio d'amore l'angelo dello sterminio segnò la maledizione ! ... Oh Maria ! ... mia povera moglie ! ... Lalla ! ... Oh mia figlia ! ... che sarà di voi ? ... che sarà ? ... Le braccia che vi serravano al petto giaceranno fredde, inanimate, sull'assito d'una bara mortuaria, lividi ancora i polsi dal cerchio di ferro entro cui le serrò la mano del carnefice.
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